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11/05/12

The Little White Bunny - Hole - Recensione Italia di Metallo - Costantino Andruzzi

THE LITTLE WHITE BUNNY Hole

(2012 - Riff Records/Hongly)

voto: 7.5/10

Da Bolzano, The Little White Bunny è un quartetto attivo dal 2005. La sua proposta musicale attinge a suoni crossover (post-)metallici e "alternativi", contagiati da una massiccia dose di ironia e conditi con un approccio dissacrante a un genere talvolta un po' troppo serioso. Come recita la biografia della band,  «Il filo conduttore è uno: il costante desiderio di non ripetersi abbinato ad una cura maniacale nel sovvertire quello che il pubblico è abituato a sentire. E questo si rispecchia anche nel modo in cui The Little White Bunny hanno deciso di finanziare la stampa del proprio cd: all’interno del case metallico, anziché il classico booklet, hanno prodotto un poster di mezzo metro di lato, suddiviso in una griglia di quadrati da un centimetro, ognuno dei quali era acquistabile al prezzo di 1 euro e poteva poi essere riempito in qualsiasi modo. Musicisti, negozianti e semplici “curiosi” hanno così contribuito al progetto, mettendo loghi, firme, dediche, impronte digitali e culi in un multicolore “progetto collettivo”». Molto eloquente, no? Per capire di che è pasta è fatta la musica dei nostri, basta ascoltare un brano come "Game Over Is an Opinion", in cui la frenesia ritmica di derivazione System of a Down incontra melodie "liquide" che richiamano i migliori Jane's Addiction. Nella seguente "Masters of the Universe" si sentono chiari richiami ai Faith No More e all'universo concettual-musicale che ruota attorno a quel grande personaggio che è Mike Patton. Molto eclettica - di pari passo con la musica - la timbrica vocale di Matteo, ora ruvida, ora più melodica, ora "schizzata", ora pacata; il resto dei musicisti suona molto compatto e affiatato, senza sbavature. "Hummus" e "The Queen of the Drag Queens" sono due intense bordate electro/metalcore, sicuramente devastanti dal vivo, mentre "Pixels" ha un'aria onirica piuttosto particolare. Certo, non è tutto oro quello che luccica in questo album d'esordio, ad esempio "L.O.V.E." e "Use the Force" sono troppo dipendenti dalla lezione dei SOAD, ma "Satan Is So Cute", caratterizzata da beffarde inclinazioni death metal mischiate con melodie alternative, il demenzialespoken word "La ricetta del buon coniglio" o la lunga "Bedsores", con la sua potente progressione tooliana, ci dicono che siamo di fronte a una band tutta da seguire e che, a nostro avviso, ha decisi margini di miglioramento e potrà ulteriormente evolversi in futuro. Guardatevi anche questo divertente trailer a supporto della partecipazione del combo trentino/altoatesino all'edizione 2011 di Italia Wave Love Festival... Il Coniglietto Bianco vi conquisterà!

Costantino Andruzzi