RecensioniTorna alla lista

17/06/12

The Little White Bunny - Hole - Aristocrazia Webzine

Vi ricordate il periodo in cui alcuni utilizzavano con costanza e determinazione il termine "crossover" per inquadrare band che al massimo avevano due samples elettronici inseriti nel proprio sound? Purtroppo per il sottoscritto la memoria di tali esagerazioni non è poi così lontana. Eppure il "crossover", quel surfare volutamente fra vari stili facendoli propri, non è uno scherzo, anzi è una tipologia di musica complicata e per questo facilmente "criticabile".
I bolzanini The Little White Bunny dal 2005 al 2011 sembrano aver sperimentato parecchio, il quartetto composto da Tomoski (chitarra), Dezza (batteria), Yomo (voce) e Mike (basso) è metallizzato ma le cromature attingono dal panorama nu di nomi seminali quali Korn, Slipknot e qualcosa dei System Of A Down, dall'alternative tooliano e in piccola parte dalla creatura di Page Hamilton, gli Helmet.
Si permette poi a una corrente pattoniana di avere libero accesso alle interpretazioni del cantante eseguite su basi che viaggiano su di un territorio che fa della schizofrenia il proprio comandamento ed è così che mi trovo fra le mani una prima fatica, "hOle", intrigante e scatenata.
I The Little White Bunny sono energici e orecchiabili, accattivanti e rabbiosi, elettronici e puramente rock, riescono a offrire in una scaletta che dai titoli la butta più e più volte sul divertente, immagino una groupie in stile Emily The Strange che canticchia "Satan Is So Cute" e una folla di cosplayer transgender che s'illumina d'immenso ascoltando "Masters Of The Universe", titolo che fa scattare la molla riportando alla mente il cartone animato del quale era protagonista He-Man che poi tanto mascolino nella forma e movenze non era. Il platter scorre che è un piacere saltando di brano in brano da un'influenza all'altra, Patton rimane comunque sempre coinvolto nelle linee vocali alternato a Corey Taylor per chiamare in causa uno degli altri nomi che vi potrebbero balzare in testa durante l'ascolto di quasi un'ora di musica sviscerata con cambi di tempo e atmosfera repentini assorbiti con facilità.
È una proposta non innovativa ma ben organizzata, eseguita e prodotta quella del combo e che sono certo in sede live sia da sfracello.
Consiglio l'acquisto a coloro che seguono o hanno seguito con attenzione gli act citati nel testo, entrate in possesso di "hOle", nel mare delle uscite che odiernamente si ostinano in maniera quasi ridicola a mantenere vivo il "crossover", i The Little White Bunny s'inseriscono in quella ristretta cerchia di vincenti, è doveroso riconoscerlo e per una volta il fatto che sia una creatura nostrana a portare un tale risultato a casa rende il piacere doppio.