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17/12/11

The Little White Bunny - DIE NEUE SÜDTIROLER TAGESZEITUNG „HEADLINER“ - 16/12/2011 - Alessio Posar

IL Coniglio è un nerd, lunga vita ai nerds! Il Coniglio è un pazzo scatenato che ha chiuso Tool e System Of A Down in una vecchia discoteca degli anni ’80 e li ha costretti a suonare post hardcore. The Little White Bunny sono uno dei pochi gruppi a poter dire tranquillamente di suonare post hardcore, etichetta piuttosto inflazionata in questo periodo, ma non lo fanno: loro suonano free carrots metal. Non è facile trovare un genere musicale comunemente riconosciuto in cui incastonare il disco di debutto H0le: dopo settimane di ascolto riesco solo ad immaginare che sia un pout-pourri di tutto ciò che di più pazzo e strano sia uscito nella musica alternativa nei passati 15 anni. Il Coniglio infatti è nato nel 2005 ed ha avuto la possibilità di assimilare ogni possibile influenza, prendendosi tutto il tempo necessario, che non è stato poco (circa 2 anni), per registrare il disco con cui conquisterà il mondo. Una volta inserito il cd nel lettore si può solo sperare di non spaventarsi: non si può umanamente essere preparati all’assalto sonoro di UN GIOCO PER BAMBINI! Qualche secondo dopo il Coniglio se ne va in giro nelle terre di Azeroth a guadagnare punti esperienza uccidendo draghi e interrogandosi sul perché le ragazze preferiscano vampiri e lupi mannari, poi solleva la spada e decide di conquistare l’universo col potere di Greyskull e convertire tutti all’adorazione di milioni di white bunnies. Nerd e schizofrenico questo Coniglio che si manifesta nel nostro mondo con le sembianze di Yomo (voce e tastiere), Mike (basso e voce), Tomoski (chitarra) e The Law (batteria). Ogni brano del disco è una piccola odissea attraverso generi diversi e “Hummus” ne è un perfetto esempio, capace di catturare l’ascoltatore dall’intro (quella di tastiera, quella parlata è molto inquietante…) fino ai passaggi più melodici e quelli più malvagiamente metal. The Little White Bunny non cantano solo di videogiochi e perle degli anni ’80 (“Use the Force” è un manifesto programmatico!), ma riescono anche ad ironizzare su amore carnale e platonico (L.O.V.E.), sui criminali nazisti fuggiti in Sudamerica (“She Wants It”, Wienerschnitzel!!!) o sulla caduta di simboli universali e la perdita della loro importanza storica e spirituale (“Satan Is So Cute”). Ad un certo punto il gruppo si lascia andare anche ad un momento culinario venato da un leggero cannibalismo in “La ricetta del Buon Coniglio”, breve sample parlato che fa da apertura a “Bedsores”, ultima traccia del disco e cascata di pura psichedelia che si evolve e arricchisce in perpetuo, fino a raggiungere un leggero flavour “alla Metallica” (ma non è un insulto…).
La produzione è curata da Carmelo Giacchino, il cui nome si sente sempre più spesso e che è riuscito, lavorando insieme al gruppo con “sintonia, amicizia e fiducia” a creare probabilmente uno dei migliori dischi dell’anno in assoluto.
Ancora un paio di note prima di chiudere: innanzitutto sull’etichetta che pubblica H0le, ovvero Riff Records di Bolzano, che si sta espandendo fuori dai confini regionali e si sta facendo un ottimo nome con ben 2 dischi recensiti con ottimi voti su Rumore solo nello scorso mese (nello specifico Very Short Shorts e Sense Of Akasha) e che ha realizzato il cd dei Bunny in un modo fisicamente impeccabile, con la sua confezione in metallo e il poster all’interno. 
Tornando a parlare del Coniglio Bianco, non si può tacere del fenomenale release party di H0le, tenutosi al Pippo Stage (Bolzano) il 19 novembre: La Piccola Orchestra Felix Lalù dal Trentino in apertura con la sua musica allucinante, critica ed ironica, le colonne del centro giovanile trasformate in carote, le nuove t-shirt su cui spicca un coniglio che, sono assolutamente sicuro di questo, maneggia una spada laser e la presenza, tra ospiti sul palco (membri dei vecchi Atacksya che si riunivano a Yomo, Mahiy) e nel grande pubblico (Slowtorch, Thunderkids, Peggy Germs e altri), di praticamente tutta la scena musicale “adulta” bolzanina. Decisamente un live sconvolgente per perfezione e violenza sonora, capacità di intrattenimento e tecniche dei performers.
In conclusione, se ancora non avete acquistato H0le, correte a porre rimedio al vostro peccato e non aspettate, dal momento che la prima edizione è limitata a 200 copie!