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29/09/18

[ONDAROCK] ?ALOS - The Chaos Awakening di Michele Saran

All’inizio convivono solo la sordida, grave pulsazione dell’elettronica e “assoli” svolazzanti, snervanti di percussioni povere, a metà via tra stasi monotona e suspense horror. Una sorta di cornamusa decrepita che potrebbe provenire dal “Not Available” dei Residents intona un canto monocorde, praticamente una sola stanca nota tenuta fatta modulare a caso. Gli si sostituiscono mugolii da trance sovrannaturale aborigena. La pulsazione cessa, interviene un cordofono a scandire un mantra afono, senza forma. Solo negli ultimi cinque minuti il tutto prende la piega satanica qual marchio di fabbrica dell’autrice (e qui non è un valore aggiunto), ma i live electronics deformano la voce fino a renderla ululato, vento, o solo distorsione.

Umilissimo, stecchito mini dove Pedretti riconferma e rinsalda anzitutto il significato più basico del suo moniker (Alos: Sola), a differenza dei predecessori in cui concertava, bene, qualche ospitata. E quindi, e di conseguenza, l’amore per il do-it-yourself, l’essenzialità artigianale: un solo brano (venti minuti), registrato in presa diretta in una sola take, in cui suona tutto, dal sintetizzatore, al flauto, a non meglio precisati “other vietnamese instruments”, a uno strumento inventato, il chaos scepter, costruitole per l’occasione da un genietto già al lavoro per altri creativi dell’undergound italico, Gabriele “Nude Guitars” Fabbri. Non manca lo sfondo macchiettistico, quel gotico da fattucchiera che ormai fa parte della sua immagine, in quest’atto unico in cui si diradano gli stereotipi Galas-iani e si sprigiona un grande amore per l’etnografia, il contatto col suono della terra, della Pangea. Solo in vinile a singola facciata (nell’altra, una serigrafia a cura di Algas). Co-prodotto con Dischi Bervisti.


http://www.ondarock.it/recensioni/2018-alos-thechaosawakening.htm