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11/01/12

Mombu - Italiancore Magazine 10 - di Valerio Marras

Questo esordio dei Mombu è effettivamente un disco che spiazza. Premo play e mi ritrovo catapultato in un luogo lontano; davanti a me, una voce che parla in una lingua sconosciuta, un antico sacerdote o uno sciamano; un qualcosa di antico e rispettabile che sotto lo scoppiettio di un falò sembra benedire la partenza del duo Luca T. Mai (già sassofono degli Zu) e Antonio Zitarelli (già batteria dei Neo). Partenza  indemoniata con “Stutterer Ancestor”, tratti grandiosamente grind si alternano a melodie accattivanti:  sembra di essere investiti da una “carica di gnu”, suonano in due ma sembrano venti. “Radà”, “ Regla De Ocho” e “Mombu Storm” sono probabilmente gli episodi più riusciti. Diametralmente opposte riescono a concettualizzare al meglio l’intero lavoro: variazioni ritmiche intervallati da silenzi con il sassofono indemoniato di Mai che a volte si lamenta, a volte ferisce, a volte decide di stare in disparte a favore di atmosfere che sembrano appartenere a luoghi lontani da noi, create dai tappeti ritmici ricamati da Zitarelli. Chiudono il “rituale” “Kemi” e “Ten Harpoon’s Ritual” in cui i nostri continuano a cimentarsi in ricerche sonore-ritmiche incredibili, il tutto è qualcosa di bellissimo. C’è chi lo definisce un album di “afro-grind” o “afro-jazz-core”, io non sono solito etichettare perle come questo lavoro; In Italia già si sentono poche cose così coraggiose, etichettarle potrebbe semplificarne il concetto. Questo disco è qualcosa da possedere, non può mancare in nessuna collezione di dischi, un qualcosa di esageratamente pazzo in cui i nostri hanno fuso qualsiasi tipo di influenza. “Quanta roba i Mombu” ma occhio agli gnu!

Voto: 5/5

Per fans di: Art Ansemble of Chicago, Zu.