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26/03/13

Jam - Elisa Orlandotti

A tre anni di distanza da Anamorfosi, Le Maschere di Clara (dove Clara è Clara Josephine Wieck Schumann, moglie del compositore Robert Schumann e pianista e compositrice essa stessa) danno alle stampe il secondo disco e lo fanno proponendo nove brani estremamente raffinati e studiati, raccolti sotto il titolo L’alveare scelto per darci l’idea dell’operosità della band nel produrre il lavoro. L’album è commercializzato in vinile e in formato “liquido”, ma al momento non in cd. I brani sono chiamati con titoli o versi presi in prestito da opere della letteratura italiana (Rasoi di seta di Alda Merini, A sé stesso di Giacomo Leopardi, Forse il cuore di Salvatore Quasimodo, ad esempio) e con esse condividono le suggestioni tematiche. Un omaggio ai grandi del nostro Paese, che cela anche citazioni musicali diLawrence d’Arabia di Maurice Jarre, il Quintetto in Mi maggiore op. 44 di Robert Schumann, Romeo e Giulietta di Sergej Sergeevič Prokof’ev e Rinaldo di Haendel.

L’impostazione tecnica di Lorenzo Masotto (voce, basso, piano), Laura Masotto (voce e violino elettrico) e Bruce Turri (batteria) è quella del conservatorio, quella propria dei musicisti classici cresciuti in formazioni cameristiche. La voglia di sentirsi liberi nell’attraversare generi musicali e secoli li porta a sperimentare con suoni distorti e melodie rock ottenendo risultati che spaziano, indubbiamente in modo colto e originale, da pezzi intimi ad altri aggressivi, incalzanti e martellanti. Tra i più bilanciati Il fu Mattia Pascal e Se questo è un uomo; molti invece sono quelli più spostati verso la musica dura con derive noise, tra i quali Forse il cuoreSatura,Collezione di sabbia e Fatti non foste a viver come bruti. Il cantato è in italiano e principalmente maschile, intonato da Lorenzo con una voce sofferta e sporca a corollario degli impianti sonori; nessun ritornello o rima ce lo rende facile al ricordo. Più impressi rimangono i forti salti da un genere all’altro, i cambi di ritmo e di mood. Un ospite di prestigio contribuisce alla ottima riuscita di L’alveare: è Andrea Battistoni, il più giovane direttore d’orchestra salito sul podio del Teatro alla Scala, appena ventiquatrenne. L’originalità del suono la si deve anche al contributo dei sound engineer Federico Pelle e Davide “Dave” Venco (Anna Calvi, Klaxons, Killing Joke, Charlatans) e Edoardo Piccolo.