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27/04/12

UV DAY 2012

Domenica 29 aprile, non esplicitamente un prefestivo ma quasi, UncleVanja è lieto di invitarvi al primo UNCLEVANJA DAY, un piccolo grande festival con la partecipazione di 9 bands!

Avremo sul palco del Rock’n’roll Club di via Galvani 39, 8 membri ufficiali dell’agenzia Unclevanja e una straordinaria band a fare da ospite speciale, gli OBAKE di Eraldo Bernocchi con l’eccezionale presenza di Trevor Dunn (Mr. Bungle, se vi dice nulla. FantomasJohn Zorn?) al basso.

La possibilità è data dal fatto che Obake e Mombu parteciperanno insieme al glorioso Asymmetry Festival di Wroclaw il 4 maggio, e insieme suoneranno nelle date d’avvicinamento alla Polonia.

Un’occasione ghiotta dunque per festeggiare la nostra attività, e per dare il benvenuto ufficiale nel roster a Le Maschere di Clara (assenti al festival, ma in concerto il 7 maggio al Rocknroll Club), Very Short Shorts (idem, 24 maggio) e MoRkObOt (presenti!).

Altri ingressi sono previsti in futuro, verranno annunciati quando saremo pronti per farlo.

Prima di passare alla presentazione delle band, i dettagli tecnici:

  • costo 10€ se prenotate (NON QUI!! Ma a vanja@unclevanja.com lasciando il vostro nome e cognome entro le 23.59 di sabato)
  • costo 13€ direttamente alla cassa, domenica
  •  apertura Rocknroll Club ore 18.00
  • indirizzo via Galvani 39 Bolzano (Ex Dub)
  • media partners: Music Club & Impatto Sonoro

ecco in ordine di scaletta, gli artisti presenti

 

La Piccola Orchestra Felix Lalù

L’anello di congiunzione tra Peter di Heidi e i Violent Femmes riarrangiati da Sparklehorse. Parte dalla media Anaunia (medioalta?) per le sue scorribande sonore in tutta Italia, con esibizioni live memorabili tanto che è inutile che mi dilunghi oltre, ché ai nonesi sprecare scoccia.

Anthem: Poco Dio, Dame el Vulvon.



Walking Mountains

Un pioniere da sempre, i sentieri non gli piacciono se ci sono già, ma se può tracciarli lui non lo ferma nessuno. Nasce DJ, poi artista elettronico tra le colonne portanti del miglior Link bolognese dei 90s. Poi i Mouse on Mars che lo scoprono e decidono di produrlo su Sonig/Thrill Jockey, mille colonne sonore per spot e affini, una casa discografica lanciata in proprio. Poi un tuffo nel bricolage elettronico all’insegna del DIY, dei macchinari auto costruiti, tra cavi, potenziometri e bottoni. E un basso, live.

Anthem: Revolution



The Byron Saga

Hanno registrato il loro debutto da power trio e poco dopo sono diventati un superpower quartet, all’insegna della forma canzone, in chiave punky virata al noise. Una voce caratterizzante, di quelle moleste che per questo piacciono e brani che s’appiccicano alla memoria di chi li ascolta. Ma anche inserti, registrazioni, Obama, Berlusconi, remix disco e una sezione ritmica che strizza l’occhio al miglior stoner dei primi 00s.

Anthem: The Gentlemen’s Song



Lili Refrain

E’ la trasposizione antropomorfa di un fumetto mai portato a termine, una collaborazione tra Milo Manara e Robin Wood. Lei peraltro non lo sa ed è convinta di essere umana, ma ogni sua esibizione (100 e più all’anno) testimonia del contrario: una chitarra, svariati pedali, vocalizzi tra l’etereo e lo stregonesco per una creazione musicale che ha fatto innamorare David Tibet e più o meno tutti coloro che l’abbiano sentita. Riferimenti diretti o indiretti Diamanda Galàs, il metal, gli insetti e i Pink Floyd, amadriadica.

Anthem: Ictus



The Little White Bunny

Nerdcore. La definizione data loro da un giovane giornalista (Alessio Posar) è tutt’oggi la più calzante, per una band talmente unica che sfugge ad ogni possibile etichettatura. Secondi nel sondaggio dei lettori di Impatto Sonoro per il best of 2011 italiano, a denotare un numero di fans corposo e devoto. Ritmica impetuosa e melodie per solutori più che abili, cantato aspro con testi intensi rivestiti di un vocabolario 2.0 che un po’ esalta e un po’ nasconde. Un po’ come se Thor tentasse di spiegarvi chi è Leopardi utilizzando un iPad.

Anthem: The Queen of the Drag Queens



MoRkObOt

Trio, batteria e doppio basso. E già questo li fa strani abbastanza. Se poi si aggiunge la lista dei titoli (sia dei dischi che delle singole canzoni) si capisce di avere a che fare con altro da qualsiasi cosa. Escono per la grande Supernatural Cat degli Ufomammut, con i quali hanno girato l’Europa, e proiettano il pubblico in una dimensione lontana grazie ad intersezioni ritmiche rotondissime e pur spigolose, sempre trascinanti: la dancefloor di base Klingon.

Anthem: Zorgongollac



Mombu

Territorio di confine, multiculturale. Africa, e la sua poliritmia onirica, quella che nei riti tribali serve allo sciamano per entrare nello stato di trance e sfruttarne le potenzialità. Jazz, per la sua struttura con scheletro a spartito e libertà di cogliere l’attimo. Metal, per la potenza sonora catartica che arriva dal loro palco. Un disco l’anno scorso, uno nuovo – Zombi – appena uscito con partecipazioni straordinarie, su tutte Mike Watt (Minuteman, The Stooges), per un rito voodoom esercitato in più di 100 occasioni in un solo anno di vita. Luca T. Mai, sax degli Zu e Antonio Zitarelli, batteria dei Neo, sono il duo portante. Con loro delle sorprese a Bolzano, sulla strada per il grande Asymmetry Festival di Wroclaw.

Anthem: Mombu



Obake ft Trevor Dunn

Ospiti speciali, unici artisti fuori dal roster Unclevanja tra quelli che si esibiranno domenica, sono un’intuizione di Eraldo Bernocchi (Laswell) e di Massimo Pupillo (Zu). Con Balasz Pandi (Venetian Snares, Merzbow) alla batteria, tennero il loro primo concerto proprio nelle vicinanze di Bolzano per un Laives Jazz curato dal sottoscritto, fatto che ne giustifica ulteriormente la presenza all’UV Day. Con l’aggiunta delle voci multiple e poliformi di Lorenzo Esposito Fornaciari (Bill Laswell, GL Ferretti), Obake hanno inciso un album uscito su Rarenoise nello scorso autunno e giudicato n°6 dell’anno nella best of 2011 mondiale di quella bibbia chiamata Rock-a-Rolla Magazine.

Ad aggiungere pepe, la presenza di Trevor Dunn (Mr. Bungle, John Zorn) che per questo tour sostituisce Pupillo.

Bio singole più estese in calce.

La loro musica è stata definita ambientale, spettrale, violenta, evocativa, la stampa internazionale li ha voluti mettere negli scaffali con Sunn O))) e scena drone/darkambient, ci sta bene se vogliamo salare il tutto con Popol Vuh e certi Coil, o Lustmord. Per chi non conosce alcuno dei nomi fatti: 1)male 2)prendete quattro che creano un sottilissimo filo di continua tensione pizzicato con brutalità di quando in quando, mai per caso e sempre al momento giusto.

Da paura.

Anthem: The End of It All



Satelliti

Il duo più understatement della scena: non amano parlare di sé, ma zitti zitti sono finiti nella top chart 2011 mondiale stilata dalla Leaf Label col disco d’esordio Im Magen Des Kosmos, dopo uno splendido tour UK che li ha visti esibirsi in alcuni piccoli templi della musica avantjazz.

Da allora, novembre, non si sono più fatti vedere, tant’è che ciò che sarà domenica in chiusura dell’UV Day sarà una sorpresa totale anche per chi organizza. Quello che si sa, da quando esistono i Satelliti, è che il loro set è un tuffo in acque siderali, a maggiore o minore velocità e intensità in base all’ambiente e alla situazione. Una navicella spaziale guidata con maestria da due che amano parlare tra sé in musica, uno alla batteria, l’altro al Fender Rhodes e synth.

Anthem: nessuno e tutti