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11/07/12

The Little White Bunny - Hole - Metallized - Saverio Comellini

Artwork spiritoso e divertente quello confezionato dalla Riff Records per l’esordio sulla lunga distanza dei The Little White Bunny, band di Bolzano dedita ad un nevrotico e arrabbiatissimo crossover di matrice nu metal/core. La musica proposta dal quartetto è in realtà capace di coprire uno spettro piuttosto ampio proponendo, all’interno del proprio sviluppo, influenze che scomodano artisti affini ed al tempo stesso lontanissimi quali ToolHelmetFudge TunnelKorn,Skindred e System of a Down. Il tutto, ricondotto spesso ad una identità propria, difficilmente riducibile a modelli precisi, se non appunto in alcune suggestioni sparse e rintracciabili all’interno di brani sempre estremamente elaborati e mai di facile approccio. Il gruppo si diverte poi a disseminare l’album di ameni siparietti, come nel caso dell’iniziale Press the Right Button che riporta i rumori di un gioco per bimbi, oppure l’inquietante pianto di un uomo che si rammarica perché vuole ”solo fare persone di seta morbida” o, ancora, l’estratto di un programma culinario, probabilmente preso da una tv locale, ne La Ricetta del Buon Coniglio, l’intermezzo mexicali diShe Wants It e così via. Il tutto, ovviamente, al fine di creare e lasciare nell’ascoltatore una precisa aura ed un’identità marcata e riconoscibile, nonostante l’evidente difficoltà di ascolto di un disco così stralunato e “malato” nel modo di concepire i brani.

La band, nata nel 2006 ed autrice di un debut-EP dal titolo And Carrots For All, cerca quindi di inserirsi in un genere di per sé estremamente difficile da padroneggiare e che non concede sconti, né tecnicamente, né a livello compositivo. L’equilibrio è infatti sempre precario data la natura stessa della materia musicale che si va a plasmare: il tentativo di spaziare tra vari generi, combinarli tra loro in un processo dialettico, nel quale il confronto porta ad una materia nuova e diversa dalle sue parti, pur contenendole tutte. La band altoatesina si fa apprezzare subito per le notevolissime capacità tecniche messe in luce da tutti i suoi elementi, mostrandosi gruppo fortemente guitar-oriented, ma dotato di una sezione ritmica davvero ragguardevole. Il lavoro diTomoski alle sei corde è infatti pervasivo e può definirsi senza dubbio l’elemento trainante ed equilibratore; al tempo stesso, Mike e Dezza sono un motore ritmico di grande spessore e fantasia, che contribuisce a destabilizzare canzoni già di per sé frammentate e psicotiche, utilizzando sovente tecniche tipiche del funky, senza per questo dimenticarsi blast-beats o passaggi puramente metal. Su questa base magmatica e poliedrica si appoggia la voce di Yomo, autore a sua volta di una prova estremamente versatile che passa dal cantato pulito ad harsh vocals, raggiungendo anche punte di growl. Tecniche che il singer mostra di conoscere molto bene e padroneggiare con sicurezza, sulla scia di quel folle genio che è Mike Patton. La musica dei Little White Bunny è quindi estremamente ritmica (sono del tutto assenti, infatti, sezioni soliste), destrutturata, ossessiva e psicotica e non offre quasi mai punti di riferimento di facile presa, pur aprendosi spesso a melodie lineari e piacevoli che costituiscono, senza dubbio, il vero punto di svolta delle canzoni ed alle quali, la band dovrebbe appoggiarsi con maggior frequenza e sicurezza. Se, infatti, le qualità davvero non mancano da un punto di vista tecnico ed anche compositivo, hOle, nel suo complesso, è un disco davvero ostico da digerire, che troppo spesso tende a ricercare l’effetto destabilizzante, senza però portare a sintesi tanto istinto destrutturante. E’ per questo che si perde troppo spesso il filo nell’ascolto, senza riuscire più a distinguere realmente un brano dall’altro, se non quando è la melodia a ricondurre l’orecchio e la testa all’attenzione. Sono in particolare Game Over Is An OpinionHummus, la splendida e riuscitissima The Queen and the Drag QueensPixels, la Faith No More-oriented She Wants Ite la conclusiva Bedsores, palesemente ispirata ai Tool, a dare un senso ad un album che altrimenti sarebbe risultato davvero sfuggente e fin troppo dispersivo.

Nel complesso, siamo quindi di fronte ad un gruppo dalle grandi prospettive, in grado di gestire con naturalezza e competenza un genere difficile, offrendo soluzioni e personalità già di buon livello, ma ancora troppo ancorato all’idea che si debba “stupire” l’ascoltatore ad ogni costo per accreditarsi come portavoce del crossover. In realtà, gli episodi più riusciti sono proprio quelli nei quali le notevoli competenze tecniche e la follia compositiva, trovano uno sbocco melodico capace di dare un senso a tanto malatissimo approccio. hOle è un album di debutto in tutto e per tutto, con i pregi e gli orizzonti infiniti di chi ha iniziato ora un percorso di lungo respiro e i difetti di chi deve ancora trovare una propria formula definitiva. Si tratta comunque di una band da seguire con estrema attenzione, proprio per le notevoli potenzialità già ampiamente evidenziate fin qui.